羞
Storia e spiegazione del carattere
Nella vita quotidiana cinese moderna, 羞 compare soprattutto in espressioni scritte o orali formali: ad esempio, 羞愧 (xiūkuì) per indicare vergogna morale, o 羞辱 (xiūrǔ) in contesti di ingiustizia sociale. Non è usato come verbo autonomo (es. *‘io mi羞’* è grammaticalmente scorretto); richiede sempre un complemento o un composto. Nella lingua parlata, i nativi preferiscono 害羞 (hàixiū) per ‘essere timidi’.
La forma attuale di 羞 deriva dall’antico ideogramma che combinava 羊 (pecora, simbolo di offerta sacra) e 羽 (piuma, forse allusiva al gesto di coprirsi il viso o al tremore dell’imbarazzo). Non è un pittogramma diretto, ma un ideogramma composto: la pecora indica la sfera rituale, la piuma evoca la reazione fisica emotiva — un’associazione concettuale attestata fin dai testi Han.
Il carattere 羞 (xiū) appartiene al livello HSK 4 ed è composto da 10 tratti. Il suo radicale è 羊 (pecora), che in antico poteva indicare offerte rituali, e la parte destra 羽 (piuma) suggerisce movimento delicato o leggerezza — un’associazione simbolica con l’imbarazzo, che spesso si manifesta con gesti timidi o ritrarsi. Nonostante l’aspetto apparentemente innocuo, il significato centrale è 'provare vergogna' o 'essere timidi', con una sfumatura emotiva più intensa rispetto a parole come 害羞.
Nel cinese moderno, 羞 non si usa mai da solo in contesti colloquiali: appare quasi esclusivamente in parole composte o espressioni fisse, come 羞愧 (vergogna profonda) o 羞辱 (umiliazione). È un termine di registro medio-alto, frequente nella scrittura formale, nella letteratura e nei discorsi pubblici, ma raro nel linguaggio quotidiano spontaneo.
Storicamente, 羞 compare già nelle iscrizioni su ossa oracolari e sui bronzi dell’età Shang e Zhou, dove indicava ‘offrire cibo sacrificale’. Con il tempo, il significato si è evoluto semanticamente: il senso di ‘presentare qualcosa con reverenza’ ha generato una connotazione di ‘timore reverenziale’, poi di ‘imbarazzo’ davanti a un giudizio esterno. Questa transizione è ben documentata nei classici come il Shuōwén Jiězì (100 d.C.), che lo definisce come ‘sentirsi indegni di ricevere’.
Frasi d'esempio
Parole composte
Caratteri simili — non confonderli
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